INVALSI: proclamato lo stato di agitazione per rivendicare il rinnovo del contratto per tutti i precari

 

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Il 24 maggio scorso si è tenuta un’assemblea molto partecipata di lavoratrici e lavoratori dell’INVALSI, nel corso della quale sono state evidenziate per l’ennesima volte le numerose sofferenze dell’Ente, a partire dalle eccessiva presenza di personale precario (ben oltre il 60% della forza lavoro complessiva) causata da una pianta organica sottodimensionata rispetto alle reali necessità dell’Ente, a cui sono affidati anche compiti come la realizzazione del Sistema Nazionale di Valutazione, che consta di solo 42 unità; la continua rincorsa alle proroghe dei contratti in scadenza dei precari per assicurarsi il loro mantenimento nella forza lavoro, o, in alternativa, alla reiterazione dei concorsi in attesa della tanto agognata stabilizzazione; l’impossibilità di dare luogo ad una vera stagione di reclutamento atta a stabilizzare il personale precario, ma anche a riconoscere il legittimo diritto alla carriera del personale a tempo indeterminato, sempre a causa della pochezza della pianta organica; un’organizzazione del lavoro centralizzata e poco partecipata, che fa dello “spirito di sacrificio” di tutto il personale in servizio (precario e non) il suo punto di forza, con il quale si riesce a fare fronte alla immensa mole di lavoro da assolvere e in questo senso la precarizzazione “aiuta” ad assicurarsi la disponibilità ben oltre il tempo considerato ordinario; un’organizzazione del lavoro che non mette al centro il lavoro di ricerca e la sua autonomia, ma che stressa inopportunamente le funzioni di servizio che sono assegnate all’INVALSI e che finisce di indebolire l’immagine dell’Ente in termini di Ente Pubblico di Ricerca, dotato di una propria autonomia (non a caso non le è stato assegnato nessuno posto dei ricercatori che la legge di stabilità 2016 aveva destinato agli EPR vigilati dal MIUR); la controproducente scelta di avvalersi dei comandi dalla scuola, come strumento per reclutare personale nuovo; o quella di ricorrere a CINEACA per avvalersi di alcune funzioni di carattere informatico, invece di investire su questo settore, per mantenere il controllo sui dati statistici prodotti e sui risultati delle valutazioni.

In particolare i lavoratori hanno preso atto delle proposte dell’amministrazione sul tema delle proroghe per i precari dei contratti in scadenza, ritenendole inaccettabili e chiedendo con forza la proroga per tutti fino al 31 dicembre 2018, attraverso lo strumento della contrattazione integrativa. Inoltre, ritengono inaccettabile la decisione di bandire un concorso per un solo posto da tecnologo ai sensi della legge D’Alia, avvalendosi della norma speciale di reclutamento che prevede una procedura riservata al personale precario in possesso del requisito di almeno 3 anni di anziani a tempo determinato.

Per tutto questo stato di cose i lavoratori riuniti in assemblea, hanno deciso di dare mandato ai sindacati: per indire lo stato di agitazione, proponendo ai lavoratori di attenersi alle sole prestazioni ordinarie di lavoro (le 7,12 giornaliere medie), e hanno approvato all’unanimità la mozione d’assemblea, con la richiesta di proroga dei contratti per tutti.

Ecco la mozione approvata all’unanimità.

Ieri 24 maggio 2016 i lavoratori INVALSI riuniti in assemblea e numerosi, hanno preso atto di quanto emerso dall’incontro tra delegazione di parte pubblica e le OO.SS. FLC CGIL FIR CISL UILRUA tenutasi il 19 maggio u.s., in cui rispetto al tema del precariato e delle proroghe dei contratti, l’amministrazione ha proposto un percorso “differenziato” per i cosiddetti “precari storici” per i quali si potrà procedere al rinnovo dei contratti fino al 31.12.2018 come prevede la normativa di riferimento (L 101/2013), mentre per i contratti la cui scadenza non è ancora arrivata ai 3 anni (i cosiddetti “precari giovani”) ha prospettato un nuovo concorso pubblico alla fine dei contratti, non potendosi procedere, a suo dire, alla proroga degli stessi almeno fino al quinquennio come previsto dal CCNL e proposto dalle OO.SS.. adducendo quale motivazione una recente sentenza della Corte Cassazione riferita al superamento dei 36 mesi di un dipendente del Comune di Matera, che nulla ha a che fare con la normativa del Comparto Ricerca.

Con motivazioni speciose e infondate, di fatto l’amministrazione ha mostrato, come spesso accade, indisponibilità e chiusura alla richiesta della parte sindacale di prorogare tutto il personale a tempo determinato. La Dirigenza, proponendo un accordo di proroga per il solo personale precario “storico” di fatto ha tentato di creare una divisione che l’assemblea di oggi ha respinto a gran voce. Invece di lavorare a soluzioni strutturali, come quelle dell’ampliamento della PO e di una norma speciale per il reclutamento dell’INVALSI, siamo alla divisione del personale precario: per gli storici si prospetta l’ennesima proroga (per alcuni oltre i 15 anni) e ai nuovi ancora concorsi (qualcuno è arrivato all’ottavo!), con i quali non si mette in garanzia il personale attualmente in servizio che invece dovrebbe essere considerato una risorsa da non disperdere.

Peraltro, nel corso dello stesso incontro, si è appreso della intenzione dell’amministrazione di avvalersi della norma di reclutamento speciale (la L D’Alia 101/2013), cioè del concorso riservato per i precari interni, per la copertura di un “solo” posto da tecnologo con una tipologia di profilo ad “hoc”; invece di avvalersi della facoltà di scorrere le graduatorie esistenti e rimandare l’utilizzo della norma speciale ad altro momento, per la definizione di bandi per profili non ad “hoc”, finalizzati alla costituzione di graduatorie il più possibile ampie da cui attingere per la stabilizzazione del personale precario e tenendo conto che per alcuni profili non si è mai previsto alcun bando (p.e. informatico). Come tante altre volte, anche questa si configura come una scelta autoreferenziale dei vertici, senza nessuna attenzione agli interessi complessivi dell’Ente e a quelli dei lavoratori, come è successo per i comandati o per il PTA 2016-2018, o per i continui processi di riorganizzazione e per le assegnazioni del personale. I lavoratori presenti in assemblea dicono basta a questo stato di cose e rivendicano per l’INVALSI una gestione adeguata ad un Ente Pubblico di Ricerca, che riconosca pienamente l’autonomia dell’attività di ricerca, meno gerarchizzazione e burocrazia, e più partecipazione.

I lavoratori riuniti in assemblea chiedono pertanto che:

siano prorogati tutti i contratti a tempo determinato in scadenza fino al 31/12/2018 (anche per mettere i precari in sicurezza rispetto ai rischi di un possibile riordino degli EPR, che può modificare in peggio le norme di reclutamento);
che ci sia una maggiore condivisione delle scelte organizzative e degli obiettivi scientifici, al fine di stabilire trasparenza, democrazia e autonomia, principi alla base della ricerca pubblica;
che sia garantita la più ampia partecipazione del personale interno nei concorsi riservati a tempo indeterminato;
lo scorrimento delle graduatorie a tempo indeterminato per stabilizzare il più alto numero di precari all’interno dell’Istituto;
ampliamento della pianta organica e opportunità di stabilizzazione del precariato storico e non;
offrire opportunità di concorsi a tempo indeterminato al personale già presente.
L’assemblea dei lavoratori da mandato alle OO.SS. di indire lo stato di agitazione e propone che a partire dalla sua proclamazione, i lavoratori si attengano allo svolgimento del solo lavoro ordinario (le 7,12 ore medie giornaliere, esclusa la pausa pasto). L’assemblea da inoltre mandato alle OO.SS di assumere tutte le iniziative necessarie perché siano riviste le scelte preannunciate dall’amministrazione e si esprime con favore alla decisione di avviare la mobilitazione per sostenere le rivendicazioni; chiede di riconvocare i lavoratori in assemblea per il prossimo 30 maggio.

 

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