Sottoscritto all’Aran l’accordo quadro sui comparti di contrattazione: il testo e un nostro primo commento

 

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Abbiamo già dato notizia, tramite comunicato congiunto CGIL, FP e FLC, dell’avvenuta sottoscrizione dell’Ipotesi di contratto collettivo quadro (CCQ) sulla riduzione dei comparti di contrattazione nelle pubbliche amministrazioni. Ritorniamo ora sull’argomento per presentare ai nostri navigatori una prima scheda di approfondimento sui contenuti del testo, con particolare riferimento al comparto che ci riguarda più da vicino: “Istruzione e Ricerca”: esso si applica a oltre 1 milione di addetti tanti quanti sono i docenti, i ricercatori, gli amministrativi, i tecnici, gli ausiliari e i dirigenti di scuola, università, ricerca e istituti di Alta Formazione.

Testo dell'Ipotesi di accordo

Leggi il nostro approfondimento

Avevamo già anticipato che a fronte della previsione di 4 comparti come limite massimo ammesso dalla legge 15/09 per la FLC CGIL il comparto della conoscenza rappresentava una soluzione credibile e coerente se accompagnato alla previsione di sezioni in cui riconoscere le peculiarità e le specificità dei diversi settori di provenienza a partire da salario, orario di lavoro, organizzazione del lavoro e inquadramento professionale. L’accordo va in questa direzione.

Sul versante contrattuale la costruzione del comparto unico di Istruzione e Ricerca rafforza e dà identità ai tratti comuni dei sistemi della conoscenza riconducibili ai valori e principi della Costituzione (art. 9, 33, 34, 114, 117) declinabili in termini di autogoverno delle istituzioni, autonomia di ricerca e libertà di insegnamento. Esso è coerente con le elaborazioni della FLC CGIL che da tempo ha avanzato proposte per riprogettare la funzione della scuola, dell’università, della ricerca e dell’Afam con l'obiettivo prioritario di garantire i diritti fondamentali della persona e un modello di società e di economia sostenibile sul versante sociale e ambientale.

L’accordo raggiunto rappresenta un punto di svolta molto importante nelle relazioni sindacali con la controparte perché crea le condizioni per il rinnovo dei contratti di lavoro, bloccati da quasi otto anni. Adesso il governo non ha più nessun alibi. E infatti: come da previsione di legge, sono stati costituiti i comparti la Corte Costituzionale a giugno 2015 ha dichiarato illegittimo il blocco dei contratti il Tribunale di Roma a seguito del ricorso che abbiamo presentato a settembre 2015 ha sanzionato il governo riconoscendo il diritto costituzionale dei lavoratori ad agire lo strumento di tutela collettiva per proteggere i propri salari. A questo punto basta indugi: il governo stanzi le risorse necessarie per recuperare salario e diritti perduti in questi otto anni di mancato rinnovo.

 

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